All Routes lead to Rome è una piattaforma nazionale per la mobilità dolce, lenta e sostenibile: un punto d’incontro e di sintesi tra le migliori pratiche e i progetti virtuosi, realizzato dai territori per i territori.

Alla piattaforma aderiscono – in forme diverse – le Istituzioni, gli Enti, le Imprese e le Associazioni che gestiscono e promuovono percorsi a piedi. in bicicletta, a cavallo, in canoa, in barca a vela e con altre modalità naturali che consentono l’attraversamento lento degli ampi e plurali paesaggi del Bel Paese, ivi comprese le attività di recupero e valorizzazione dell’immenso patrimonio ferroviario dismesso, con stazioni, caselli e binari che ancora possono costituire una risorsa per lo sviluppo in chiave sostenibile del turismo e delle destinazioni turistiche.

Una piattaforma nazionale realizzata dai territori per i territori, per Favorire lo sviluppo in chiave sostenibile del bel Paese

SULLE ORME DI ALEX LANGER

Mobilità dolce significa utilizzare soluzioni ecocompatibili, nel rispetto dell’ambiente, per riscoprire le forme più autentiche del viaggio. Dopo decenni di sviluppo dei trasporti orientati ad abbattere le dimensioni del tempo e dello spazio, All Routes lead to Rome rappresenta un patto tra le realtà che si riconoscono nell’idea di Alex Langer – “Lentius, profundius, suavius” – verso una società che intenda crescere più lentamente, più in profondità e più felicemente.

Non è quindi certo un paradigma valido soltanto per chi è in vacanza: ogni giorno si presenta l’occasione giusta per scoprire che si può arrivare ovunque anche senza l’auto, godendosi il piacere di una mobilità senza stress, capace di farci meglio apprezzare i luoghi e – soprattutto – di incontrare e conoscere nuove persone.
La chiave della piattaforma si chiama accessibilità universale: un modello di sviluppo basato sulla centralità della persona – senza sigle, senza barriere, senza filtri, senza interessi particolari – che riconosca il diritto di tutti a partecipare attivamente, muoversi liberamente e poter godere della bellezza delle arti e del creato.

VERSO L’ECONOMIA DELLA BELLEZZA

Chiamiamo tutto questo “Economia della Bellezza“, nel convincimento che l’Italia sia una Repubblica fondata sul capolavoro: un Paese che non può continuare a percepirsi “bello” soltanto perché dotato di antichi patrimoni ereditati dal passato (da sfruttare parassitariamente come “pozzi petroliferi” nella logica della rendita di posizione) ma deve piuttosto iniziare a puntare su fattori finora ritenuti “inusuali” o “infruttiferi”, come la cura dei beni comuni, la manutenzione dei paesaggi e della qualità urbana, il benessere e la felicità dei cittadini.

Come? Facendo leva sulla dimensione sociale delle comunità locali, sulla qualità della vita nei territori di provincia, sull’entroterra, sull’agricoltura e sull’artigianato di eccellenza, sul “Made in Italy”, sulle piccole imprese e sull’industria creativa e culturale.
Da questo punto di vista, la mobilità dolce è una enorme opportunità per tornare a incontrarsi, a confrontarsi, a progettare insieme le prospettive e gli orizzonti degli italiani di domani.

 

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